la poesia come terapia

23 Novembre 2009 2 commenti

Oggi pomeriggio visitando il blog di InfinitiSogni ho trovato questa teoria sull’utilità della poesia nell’affrontare i sentimenti negativi nelle fasi depressive davvero molto interessante e condivisibile  così mi è sembrato opportuno proporvela in modo integrale, come il suo autore, GAN, la pubblica sul blog.

Teoria che infondo si accosta e anzi, direi, si fonde in pieno con la tradizionale arteterapia che solitamente utilizza l’arte visiva o piuttosto quella figurativa, ma che non misconosce assolutamente l’utilizzo delle parole o dei versi per l’introspezione e l’outing delle proprie emozioni.

Ricordo che ci fu un periodo in comunità in cui feci arteterapia separatamente dal resto del gruppo a causa di un intervento al ginocchio che mi obbligava alla riabilitazione nelle ore in cui i ragazzi facevano attività; ciò mi offrì, di contro, la grande opportunità di approfondire un tema e sviluppare un progetto individuale, più attento quindi e più “dedicato”.

Da sempre, oserei dire, l’arte ha assunto un ruolo fortemente legato alla gestione dei sentimenti. Infatti tutti i più grandi artisti, che fossero pittori, scultori, musicisti, scrittori, poeti o anche scienziati, hanno sofferto molto. Tanti di loro in modo anche patologico come Van Gogh che era bipolare o Mozart; l’arte assurgeva al compito di strumento per demonizzare il proprio dolore e per veicolare in qualcosa che prendesse una forma definita invece che riempire l’animo e interrompere la capacità di produrre. La sofferenza imprime letteralmente al componimento artistico spessore forza, potenza, pathos e al contempo permette all’autore di essere/sentirsi più leggero e in molti casi anche gli offre la possibilità di dichiarare e divulgare, sdoganare la sofferenza.

L’Arte,senza dubbio, è la massima elevazione a cui l’uomo sia riuscito a spingersi e l’espressione più grande e magniloquente della purezza d’animo e della forza intellettuale. Intelligenza, Cultura, Sensibilità, Amore, Dolore, Abbandono, Colori, Tecnica, Sesso e Passione sono gli addendi che danno come risultato il fattore ARTE

Poetry in embrace

LA CURA DELLE MALATTIE POST DEPRESSIVE ATTRAVERSO LA POESIA IN UNA TEORIA DEL POETA GAN, GIOVANNI ANDREA NEGROTTI

 

Carissimi lettori,

intervengo qui in questo spazio per portare a conoscenza una mia teoria.

Inizio col raccontare un po’ quello che mi capito tempo fa, in diverse occasioni conobbi persone che avevano avuto problemi esistenziali ,e discutendo con tali persone iniziai un mio percorso per verificare quanto potesse essere d’aiuto la poesia nell’alleviare e nel confortare persone in un momento di disagio.

Iniziai dopo aver preso contatto e conosciuto bene le persone in questione a proporre le mie poesie, o a parlare di poesia in generale.

Mi stupii, come queste persone, molto negative per via del loro stato , tendevano a rinfrancarsi nel leggere tali versi.

Caso per caso, adottavo il semplice contatto via sms, per essere più riservati, e anche perché, si sa, attraverso questo modo di comunicare ci si sente un po’ protetti, un po’ come in teatro ci si sente protetti dalla maschera.

Ma veniamo ad alcuni esempi, non citerò i nomi naturalmente, una donna, affranta dal dolore della malattia del figlio in fase terminale, dichiarava che senza di lui non avrebbe resistito molto e che lo avrebbe seguito.

In questo caso, iniziai il dialogo con delle poesie che elogiavano alle cose belle e il mondo che ci circonda, poi, con poesie d’amore, in ultimo le inviai una mia poesia dal titolo “SUICIDA”, in quel momento, la persona mi fece una domanda- “Ma tu, ci hai mai provato?!”….

La mia risposta fu “Certo che no!”…”Deve essere tremenda una fine così”…rispose lei.

Qui, si capisce la forza della parola, perché, più che la poesia, viene interpretata la parola, il soggetto, capisce la densità della sensazione che il poeta declama, poiché si trova vicino ad un problema che sente solo suo, ma che non e’ più solamente suo, e si preoccupa che questo sia causa del suo disagio.

per questo esempio, posso dire che la donna, affrontò serenamente la scomparsa del figlio, e che non trova più così negativa ne’ la vita ne’ la morte.

Altro esempio che vorrei farvi presente, fu quella volta che conobbi una poetessa, in occasione di una cerimonia per un concorso; questa persona mi dichiaro che ebbe modo di iniziare a scrivere poesie, dopo una vita di maltrattamenti e soprusi, prima dal padre, poi dal suo uomo, e in un momento che stava per toccare il fondo, prese foglio e penna e incominciò a scrivere, scrivere, e infine mise in ordine tutti questi scritti e ne compose una prima silloge.

Aveva letto molte poesie, prima, e il suo primo lavoro era un susseguirsi di sensazioni di libertà, di incontro con la luce della poesia.

Certo e’, che la parola, la poesia, e’ quell’intimo pensiero che ci sta’ affianco al cuore. E’ con intensità emozionale e sensibilità che i poeti ci aiutano a trovare noi stessi, nelle cose semplici.

Quando Dante dice-” Mi ritrovai in una selva oscura”, non dice solo che si trova in un bosco fitto e buio, ma ben si, ” Io mi ritrovo nel buio della mia interiorità”, e questo lo fa attraverso la pura poesia.

Per questo, dico che il potere della poesia può essere d’aiuto alla cura delle malattie post depressive, leggere o scrivere, aiuta ad uscire dal nostro interiore oscuro.

GAN.

 

www.gan-poeta.com

 

 

 

come allora…

20 Novembre 2009 3 commenti

Spagna 2005

Photo by C. Diaz

Fermo ad uno slargo della strada ho lasciato il mio sguardo perdersi nello splendore di questo panorama, dei suoi colori terrei fondersi sublimemente tra loro e con l’azzurro e il bianco del cielo. In quel periodo e in quei particolari giorni era profondamente sereno, gratificato e innamorato. Ero in Spagna proprio per questa ragione; l’anno prima avevo conosciuto una ragazza a Sevilla ed era nato l’amore.

Spagna 2005

Photo by C. Diaz

Con lei ho scoperto lunghi incantevoli e assaporato il gusto del primo, forse, sincero amore. Proprio come in questa foto ero cullato dalla bellezza di un fiore, la novità di luoghi mai visti e ancora “puri” e la pace degli spazi aperti, così in quel momento la mia anima sorrideva.

Spagna 2005

Photo by C. Diaz

 

Oggi finalmente dopo un periodo abbastanza lungo ricomincio a sentire dentro di me il palpitare del desiderio di fare, la tranquillità per quanto è e la progettualità per quanto sarà e soprattutto la goia di aver finalmente percepito il riconoscimento del mio io da parte di chi invece temevo continuasse ad esistere una sorta di giudizio preventivo, involontaria incapacità di comprendere!

Ora voglio solo godermi il piacere di ciò e l’energia profusa dalle prospettive del prossimo futuro!

step by step

20 Novembre 2009 4 commenti

Restart

la bellezza della famiglia

19 Novembre 2009 4 commenti

Sono felice di aver parlato con mio padre dopo un certo periodo di silenzio e aver finalmente capito, senza che nulla di particolare accadesse, l’importanza, la bellezza e la necessità della mia famiglia: nel mio caso lui, principalmente!

Riattaccato il telefono in un istante il mio animo era sereno, le malinconie, la tristezza e le delusioni di questi ultimi giorni sono svanite! Qualcuno forse dirà: «ti è bastato poco…», ma posso garantire che non si è trattato affatto di un evento, di un’emozione da poco!

 

Botero - Famiglia

 

nel labirinto dell’io

17 Novembre 2009 4 commenti

Che fare quando qualcuno ti rivela che in tutto il rapporto verbale che hai avuto con lui/lei la sola cosa che hai trasmesso è l’aver offerto compagnia? E’ così assurdo rimanerci male e soprattutto essere profondamente delusi da sé stessi, poichè non è che tua la responasbilità di ciò; non è che tua l’incapacità di offrire all’altro qualcosa in più, non è che tuo il vuoto interiore che ti spinge a ingurgitare, assorbire ciò che proviene e non lasciare che nulla invece si sprigioni da te per andare incortro all’altro. Ora lo so! Peccato tanto tempo speso nella convinzione che così non fosse!

Era molto che dentro di me non si apriva un vuoto di sensazioni così interrogante, addirittura questuante… e io non so proprio che dare…

giornata mondiale del ricordo delle vittime della strada

15 Novembre 2009 Lascia un commento

In occasione della giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada che viene celebrata ogni terza domenica di novembre, trovo giusto dedicare un post alla gravità della situazione. Infondo PsyKe & CO. tratta argomenti strettamente legati a questa drammatica strage quotidiana. Infatti un’altissima percentuale di incidenti avviene poiché chi si mette al volante o ha assunto sostanze stupefacenti o ha bevuto una quantità d’alcool superiore al limite prefissato di 0,5 gr./l.

ricordolittle1.jpgRicordare per cambiare Sul manifesto della Giornata Mondiale diffuso in tutti i paesi delle Associazioni di Vittime della strada aderenti alla FEVR, una bambina ci ricorda la data di un compleanno che non ha mai potuto compiere su questa terra.
La sua dichiarazione “oggi compio 25 anni” è struggente, ed il dolore che la sua immagine evoca fa sorgere dentro di noi tanti perché: perché spezzare una vita, perché togliere l’integrità della salute, perché distruggere famiglie, futuro, speranze. Solo la superficialità, la rozzezza d’animo, la prepotenza, l’egoismo, l’ignoranza possono operare simili crimini.

15 novembre 2009 giornata mondiale del ricordo delle vittime della strada

L’ONU, nella ricorrenza della Giornata Mondiale del Ricordo delle Vittime della Strada, il 15 novembre 2009,  ci invita a dare rilevanza sociale alla gravità della strage stradale perché essa non sia sottovalutata.

storia della droga: lsd/ecstasy

15 Novembre 2009 Lascia un commento

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storia della droga: cocaina

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storia della droga: oppio/morfina/eroina

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verbale/1998

13 Novembre 2009 Lascia un commento

Abuso di alcol

Nel 1998 frequentavo l’ultimo anno di liceo scientifico nella mia amata Venezia quando avvenne un fatto alquanto spiacevole di cui mi resi protagonista, una bravata, un atto compiuto completamente senza riflettere che però andò ben oltre il preventivato e che portò alla luce il mio abuso di alcoolici e il livello a cui la situazione era arrivata veramente.

Si stava svolgendo la lezione di geografia astronomica e la classe, per quanto non delle più pacifiche, ascoltava con apparente attenzione, solo io e un paio di compagni decidemmo che era il caso di animare un po’ la situazione e così io, memore di uno scherzo che qualcuno giorni prima aveva fatto, presi una monetina (da 500 £, mi sembra) e cominciai a scaldarla con un accendino. Il gioco prevedeva che la monetina diventasse appena calda, da dare una scossetta alla vittima, ma io non so perché, non volontariamente comunque, scaldai troppo la moneta, rendendola incandescente e nel pieno della lezione la feci scivolare nel collo della camicia del compagno che sedeva davanti a me. La reazione fu molto sproporzionata alle aspettative… Il poveretto schizzò in piedi urlando e poi di colpo si rimise a sedere, ma la moneta a quel punto era finita nei pantaloni, così sedendosi se a stampò sulle natiche, a fuoco…  A questo punto si voltò verso di me e fece per saltarmi addosso, ma i compagni ci divisero e dopo qualche urla venne portato al P.S. per una medicazione e io venni chiamato in presidenza dove mi fu comminata la mia pena: 4 o 5 giorni di sospensione e 7 in condotta, ma ciò che venne fuori fu l’abuso di bevande alcolico, ormai chiaro a tutti, professori e compagni. Cominciavo con una correzione a base di brandy del bicchiere di caffè a casa prima di uscire, per continuare con il succhiare la fidata fiaschetta riempita di whisky in ogni momento che ritenessi opportuno. L’odore di alcool e l’annebbiamento conseguente erano oramai facilmente identificabili. In quei giorni perciò con i miei giungemmo a prendere la decisione che seguissi un programma  di disintossicazione abbastanza intensivo. Così cominciai il day-hospital di alcologia che seguiva il metodo di Hudolin e successivamente indirizzava ai C.A.T. (club Alcolisti in Trattamento appunto creati da Hudolin). Ogni mattina dovevo trovarmi al Centro della Madonnina a Treviso dove si svolgeva il programma e fino all’ora di pranzo facevamo attività atte alla prevenzione, all’informazione, al confronto e al auto-aiuto in presenza di operatori e di un servitore insegnante, colui che dopo un lungo percorso di disintossicazione e recupero comincia ad essere moderatore di un Club. A pranzo mangiavamo insieme nella mensa e nel pomeriggio si tornava a casa. Alcune giornate particolari erano dedicate a gruppi con la famiglia in cui mettere a confronto la reciproca sofferenza e il diverso modo d’interpretare i reciproci comportamenti. Infinite volte i silenzi, i non-detti sono causa di profonda sofferenza. Fu la prima volta nella mia vita che cercai il dialogo con i miei e che compresi o almeno intuii che anche loro soffrivano di tutto quello che accadeva e che ne avevano immensa paura  non sapendo tra l’altro come affrontare il problema. Fu la prima volta che riuscii a dir loro cosa mi infastidiva, cosa mi mancava e cosa mi faceva paura. Le cose non cambiarono poi di molto e dovettero passare tanti altri anni perché riuscissi a alleggerirmi le spalle dal peso delle dipendenza, ma indubbiamente servì a cominciare un percorso che solo raramente trova conclusione in sé stesso, mentre molto più spesso si tratta  del primo mattone nella costruzione del proprio Tempio.

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